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CONSERVE

Quell’odore di conserve, fatte di mattina presto, seduti in cerchio, uno dei tanti riti ancestrali della mia terra. Un momento di condivisione quasi spirituale che negli anni ha “posato” musica e parole sul fondale della mia storia. “I bei ricordi non scompaiono mai. Nel peggiore dei casi si addormentano nei sotterranei dell’anima, salvo, poi, risvegliarsi all’improvviso quando sentono il motivo di una vecchia canzone”, scriveva un famoso scrittore napoletano.

Ecco perché oltre i brani inediti, il disco contiene dei piccoli stralci di melodie famose che fuoriescono da una “radio virtuale”, rievocando la musica degli anni ormai andati. Conserve è memoria. Un filo che lega il passato al futuro, a ciò che si è scelto di essere e di diventare. La felicità è una mina antiuomo che regge finché ci siamo sopra, abbiamo bisogno di un altro peso di contrasto per poterci alzare e ballare. La memoria è un contrappeso naturale. Conserve è il rumore del vuoto, un sentire brulicante, una ninna nanna che custodisce il miracolo di questa nostra vita.